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Azione, 25.01.2016

Azione, 25.01.2016

Articolo su Azione Migros – gennaio 2016. 

Roberta Nicolò – Mille parole bastano – Settimanale Azione 25 gennaio 2016

Mille parole bastano

Uniwording. L’associazione sta sviluppando una lingua dei segni internazionale per favorire la comunicazione e stimolare l’inclusione
La lingua dei segni può avere un ampio utilizzo superando le barriere linguistiche. (uniwording.com)

Una lingua capace di abbattere le barriere della differenza, capace di stimolare l’inclusione, è questa l’idea dell’associazione uniwording che, da alcuni anni, sta lavorando con successo alla creazione di una lingua dei segni internazionale. L’obiettivo è costruire un vocabolario di semplice apprendimento che permetta l’interazione non solo tra persone di lingua e cultura diverse, ma anche con e tra persone non udenti di tutto il mondo. La presidente Mirella De Paris spiega come l’idea, nata durante un’esposizione dell’artista ticinese Luisa Figini in cui venivano mostrate immagini della lingua dei segni nelle nostre lingue nazionali, abbia preso corpo nel tempo. «Cercando informazioni su questo affascinante modo di comunicare, mi sono accorta che aveva un potenziale enorme, ho quindi iniziato a formare un gruppo di lavoro, coinvolgendo persone con esperienze e profili diversi e insieme abbiamo incominciato a ragionare su come poter elaborare una lingua dei segni universale, studiandone aspetti giuridici e di fattibilità. Siamo partiti dalla lingua usata per le traduzioni nei convegni di persone non udenti, ma ci siamo subito resi conto che era un linguaggio poco codificato, molto mimico e di difficile apprendimento. Per noi era importante che l’acquisizione del segno fosse diretta, semplice. Uniwording si propone come lingua ponte e mira ad un’ampia inclusione, la facilità d’apprendimento è quindi basilare. La stessa parola uniwording , per esempio, prevede un giro della mano aperta che si chiude lasciando il solo indice alzato, a rappresentare un simbolico giro del mondo che riunisce infine tutti in una sola lingua. Quello che occorre superare è il preconcetto che una lingua dei segni implichi per forza di cose un’interazione tra portatori di handicap: in realtà è una lingua che può avere un ampio utilizzo in ambito sociale. Uno straniero appena arrivato sul territorio la potrà utilizzare come mezzo di mediazione e come sostegno nell’apprendimento della lingua locale, poiché al gesto che rappresenta una determinata parola possiamo unire il suono della parola stessa nella lingua da apprendere. È un linguaggio che regala svariate applicazioni e che fa fronte ad un bisogno condiviso da molti».

Valentina Rossi, che si occupa della comunicazione e della grafica del progetto uniwording , ci racconta come, dopo molte analisi e ricerche, siano giunti alla strutturazione di un vocabolario base di mille parole, utile ad una comunicazione essenziale: «Abbiamo scelto di partire con l’elaborazione di mille parole, oggi il progetto pilota ne ha già prodotte un centinaio. Costruire una parola è un lavoro impegnativo, occorre per prima cosa stabilire qual è il gesto più semplice per rappresentarla. Lo facciamo analizzando i gesti delle varie lingue dei segni del mondo e una volta trovato quello più adatto, procediamo con la costruzione di un’immagine che ne spieghi la dinamica, corredata da una breve didascalia esplicativa. Per noi è importante che il disegno sia chiaro e bello anche esteticamente, perché invogli lo studente all’apprendimento. Il disegno ha una maggiore forza didattica, dà la possibilità di soffermarsi più a lungo sul movimento da imparare. Qui in Ticino, a partire dal 2012, abbiamo organizzato circa otto corsi uniwording per adulti e una decina per bambini. Le lezioni hanno avuto un’ottima affluenza di allievi e ci vengono richiesti nuovi livelli di studio. È interessante notare che tra i tanti studenti che si sono iscritti ai nostri corsi, nessuno lo ha fatto perché aveva un parente sordo, ma la maggior parte degli iscritti ha espresso la volontà di avere uno strumento in più per migliorare la comunicazione in ambito sociale» ci spiega Rossi.

In un’era altamente tecnologica uniwording si sviluppa al passo coi tempi, sfruttando le innovazioni del mercato. Grazie al sostegno del Centro Risorse Didattiche Digitali (CERDD) Nitharsana Selvaratnam, giovane studentessa della Scuola Informatica di Gestione, sta sviluppando un’applicazione per uniwording capace di rendere fruibile a tutti coloro che la scaricheranno l’intero vocabolario dei segni internazionale. «Sto lavorando alla rifinitura del primo prototipo, che conterrà i cento segni finora elaborati – ci spiega Nitharsana – lo sviluppo della APP è un passo importante, poiché permette non solo di avere uno strumento utile per le lezioni in aula, ma offre anche l’opportunità di abbattere le barriere linguistiche. Ogni persona potrà avere a disposizione, in maniera del tutto semplice, una lingua base per comunicare in ogni parte del mondo. È un lavoro che richiede molte ore di lavoro e molto impegno e il prototipo per ora è stato pensato solo per piattaforma Android, ma è previsto anche lo sviluppo, in futuro, per altre piattaforme. L’iter che una singola parola deve percorrere per arrivare poi ad essere presente sulla applicazione è lungo. Come detto in precedenza, occorre in primo luogo scegliere quale, tra i moltissimi segni delle varie lingue, sia il più semplice ed immediato. Una volta selezionato, la nostra disegnatrice Fiammetta Semini, inizia a studiare un disegno che lo rappresenti nel miglior modo possibile e nel frattempo il gruppo di lavoro elabora una didascalia esplicativa capace di semplificare le cose. Il tutto chiaramente va tradotto nelle infinità di lingue presenti sul nostro pianeta. Siamo partiti con le lingue presenti in Europa, ma contiamo di poter servire ogni lingua del pianeta. Sulla APP, per facilitare ulteriormente le cose, abbiamo inserito dei gruppi di parole, che raccontano situazioni specifiche, per esempio a scuola o dal dottore o ancora gruppi di parole studio come i colori, gli indumenti, ecc.».

L’associazione uniwording , per lo sviluppo di questo progetto, sostiene il costo di circa 100 franchi a parola e, proprio per far fronte a queste spese e continuare nello sviluppo del vocabolario, sta lanciando una campagna di padrinato, in cui ognuno ha la possibilità di adottare una parola e favorirne la nascita. Tanti suoni un solo gesto per comunicare oltre qualsiasi barriera.

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