Il piacere di comunicare comunque

Il piacere di comunicare comunque

È iniziata, questa avventura, quasi per caso: quando un giorno, uscendo dalla funicolare che porta in città, ho notato davanti a me due ragazze che camminavano verso il centro conversando molto vivacemente, eppure al mio orecchio, sebbene io fossi soltanto a pochi passi da loro, non arrivava alcuna parola. Poi ho capito, anzi ho visto. Le due giovani, sorde, comunicavano usando i segni del loro linguaggio. A me sembrava di assistere ad un duetto di armoniose mani parlanti.

L’idea Uniwording è nata in quel preciso momento: la lingua dei segni – la lingua dei sordi – è troppo bella, per non darle l’opportunità di diventare una lingua di tutti. Proviamo ad immaginare che sia permesso non pensarla soltanto come “una lingua per i sordi”. Immaginare che si possa sciogliere l’incoerenza di considerarla a tutti gli effetti sì, certamente una lingua, ma per “ loro”.

Perché mai non dovremmo assecondare il desiderio di impararla (dai sordi) anche “noi”, magari già da bambini? E perché mai non pensare di poter scaricare oggi stesso una App , che con una moderna e accattivante didattica multimediale ci permetta di apprendere le basi di una lingua dei segni adatta all’ uso internazionale, per poi servircene, ad esempio, quando siamo in viaggio?

È un’utopia prevedere che in un futuro prossimo potremmo trovarci, dall’altra parte del mondo, a condividere vivaci conversazioni nelle quali, con ludica naturalezza, si mischieranno parole fra loro straniere insieme ad una lingua dei segni universalmente condivisa? Questa lingua – ponte fra culture e anacronistiche diversità si chiamerà Uniwording, e sarà la realizzazione di un’aspettativa concreta, misurabile e crescente.

Da chiedersi come mai tutto questo non sia già nel presente. Ma il progetto Uniwording ha smesso di farsi questo genere di domande, perché sta già provando a rispondere.

Mirella De Paris – Presidente Associazione Uniwording

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